Nella storia della Falconeria troviamo anche Carlo V e i Gonzaga

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Breve storia della Falconeria

Le origini della falconeria si perdono in un tempo remoto: non è possibile stabilire se siano stati i Cinesi (attestazioni del II° millennio a. C.), i Mongoli o le popolazioni arabe ad aver avviato la pratica.
In Europa, la Falconeria arriva, probabilmente, al seguito delle invasioni delle popolazioni provenienti dall’Est: Sciti, Sarmati, Unni. Quest’ultimi praticavano sicuramente la caccia con il falco contribuendo alla veloce diffusione della falconeria, che per un Millennio, diviene una passione che coinvolge tutte le classi sociali.
320px-Frederick_II_and_eagleAll’imperatore Federico II si deve la definitiva consacrazione della falconeria come pratica regale: il suo “De arte venandi cum avibus”, frutto della profonda conoscenza dei più antichi trattati arabi, è il baricentro della conoscenza e dello sviluppo di questa pratica. Federico si concentra sullo studio dell’addestramento e sulla caccia con il falco: il suo attento spirito di osservazione e la sua grandissima passione lo portano a scrivere un vero e proprio trattato di ornitologia. Lo studio federiciano rimane, ancora oggi, la base di conoscenza per praticare la falconeria.

Il falco, nella corte medioevale, è ben presto simbolo di potere e ricchezza; attraverso di lui l’arte regale del signore si esercita: l’aquila spetta all’imperatore, il girfalco al re, un particolare  pellegrino al principe, il tipico pellegrino al conte, il falco sacro al cavaliere, lo smeriglio alla dama, ecc. Anche le classi sociali inferiori hanno il loro rapace: l’astore ai poveri, lo sparviero al prete. Alle funzioni di corte ci si presenta con il falco in pugno segno distintivo della propria nobiltà.

Carico di simbologia il falco svolge anche una funzione politica: i trattati sono  firmati con la presenza di una delegazione di falconieri. Celebre è l’episodio del monarca francese Filippo Augusto che chiese e ottenne la sospensione della battaglia di Tolemaide, durante le crociate, perché il suo girfalco preferito si era andato a posare su un baluardo dei nemici islamici.

I Cavalieri di San Giovanni donarono un girfalco all’imperatore Carlo V per avergli concesso l’Isola di Malta, Gozo e la base di Tripoli dopo la disfatta di Rodi.

I falchi sono oggetto di doni ambitissimi anche durante il Rinascimento: nel Cinquecento i Gonzaga, signori di Mantova e di Monferrato, sono i migliori addestratori e allevatori d’Europa e ricevere un loro falco è considerato, dai regnanti, il più bel dono che si possa ricevere.

La passione per la falconeria in Europa si affievolisce notevolmente fino alla quasi estinzione con l’avvento delle armi da fuoco. Oggi l’antica arte, nel mondo occidentale, torna a fare capolino e essere riscoperta come una grande arte di vita che non di caccia.

 

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